"CARO GENITORE STAI AL POSTO TUO"

06.02.2016 21:44

Quante volte ci sarà capitato di sentire un genitore, mentre suo figlio sta giocando una partita, dire:" corri, non vedi che il tuo avversario è solo li davanti", e questa sarebbe una delle esclamazioni meno gravi. Alcuni genitori a volte, sembrano dominati da un forte senso di egocentrismo, caratteristica infantile che dovrebbe abbandonare le persone dall'adolescenza in poi, ma spesso questa separazione non avviene, e alcune persone continuano ad avere un bisogno incontrollato e ossessivo di gestione del mondo intorno a se. Sono diverse le motivazioni che possono condurre a tali atteggiamenti, prima fra tutte, il bisogno di sentirsi importanti anche attraverso le attività dei propri figli. Poi ci sono le situazioni di confronto che avvengono fuori dagli spalti, in funzione del bisogno ossessivo di vedere il proprio figlio in cima alle classifiche di "qualità degli atletini", classifiche immaginarie create sempre per un bisogno personale di sentirsi importanti. Per non parlare dei commenti che seguono puntuali i "cali di prestazione"  dei propri figli durante le partite, per cercare di non fargli perdere punti sugli altri. Ci sono poi altri metodi astuti, che alcuni genitori hanno ideato per "tutelare" ( si fa per dire) il proprio ragazzo, e sono quelli mirati a screditare gli altri, attraverso critiche nei confronti dell'atteggiamento poco solidale, verso il proprio figlio. A volte ho sentito anche dire:" Tizio non passa la palla al mio Caglio, glie lo fa apposta", ( ad insinuare che così facendo, ostacolerebbe deliberatamente la sua ascesa), magari poi i due ragazzi escono insieme e vanno a mangiarsi una pizza da buoni amici, dimostrando che l'insinuazione è solo frutto di fantasia. Nella mia esperienza di istruttore di Minibasket, a volte vedo genitori avvicinarsi fra loro,  in funzione dell'esperienza comune dei propri figli, e fin qui tutto ok, poi a volte si nota chiaramente, che queste condivisioni sono selettive, si accomunano cioè, genitori con figli al centro dei riflettori. O peggio, i genitori di alcuni bambini meno talentuosi, vengono ignorati, ( sarebbe molto meglio per tutti i ragazzi, che il gruppo dei genitori sia compatto ). Succede anche il contrario ( perchè in questo mondo non ci facciamo mancare proprio niente), e cioè che i genitori dei bambini più talentuosi, vengono criticati ed etichettati con la nomina di essere presuntuosi e strateghi, per far si che il proprio figlio abbia le attenzioni, e le possibilità maggiori. Anche in questo caso, ignorando chiaramente i reali meriti di quel bambino. In sostanza, c'è un altro gruppo che vive in simbiosi con quello dei ragazzi, evolve, si modifica, e soprattutto a volte, è in dura competizione, ed è il gruppo dei genitori. Giocano partite fra loro, quando i propri figli disputano una partita, alcuni se ne stanno buonini, altri, guardano più all'impiego del proprio ragazzo, piuttosto che all'esperienzza che sta facendo, dispensando critiche qua e la, e consigli che vorrebbe dare a tutti, a partire  dal coach in panchina. Prima degli allenamenti, alcuni genitori,consigliano ( questo un istruttore lo capisce benissimo) al proprio figlio, di cercare, come compagno, l'atleta del momento, in modo tale da provare a condizionare il giudizio del coach, influenzando negativamente per diversi aspetti la dimensione percettiva del proprio figlio all'interno del gruppo stesso. Le convocazioni che vengono fatte, sono troppo spesso un ipotetico campanello d'allarme per alcuni genitori, che gridano subito all'ingiustizia, attivando nel figlio una "lampadina", che altrimenti non si sarebbe accesa, che può far perdere autostima. Poi ci sono quei genitori, che spingono in avanti i propri figli, gia dalla tenera età, :" Che ne dice signora maestra se mio figlio staltranno  va in prima elementare, sa lo vedo così sveglio nei confronti degli altri". Poi questa anticipazione forzata, continua in molte altre esperienze del bambino, come a voler giustificare, che fare cose con i più grandi, lo farà crescere di più. Questi bambini, ho notato, sono spesso alle prese con un problema di identità, Sanno che si allenano con un gruppo di livello superiore, e questo li gratifica, poi però, a volte, non riescono a stare al passo con i compagni, (in alcune categorie, un anno vuole dire tanti centimetri in più) e questo invece li demoralizza. Il rischio che si corre nel far anticipare forzatamente gli eventi ai proprio figli, è quello di farli sentire inevitabilmente all'interno di una " Terra di mezzo", con la conseguenza di avergli creato un problema, invece di aiutarli come si crede. Questi genitori spesso, sono gli stessi che vedranno come bocciatura, la convocazione del proprio figlio nel gruppo di appartenenza, e una semplice normalità, invece, la convocazione nel gruppo superiore. Mi è successo a volte, di vedere questi atletini con doti eccezionali, giocare con soddisfazione durante le partite con la categoria di appartenenza, e vederli spaesati, impauriti e completamente fuori luogo, mentre giocavano con il gruppo superiore. Queste situazioni, parlo ovviamente agli istruttori, vanno esaminate molto attentamente, perchè è successo a tutti noi di fare questo sbaglio, e di rendercene conto solo durante la partita, di avere esagerato, ma poi succede anche di peggio, che ce ne dimentichiamo, e nella prossima convocazione commettiamo lo stesso errore, incuranti delle conseguenze sotto il profilo emotivo e psicologico, che andiamo a causare. Accellerare la corsa di un atletino, equivale quasi sempre, a fargli bruciare le tappe, con conseguente mancanza di esperienze su misura per lui, e quindi un bagaglio del proprio viaggio, carente di alcune cose importanti. Ma tornando ai nostri cari genitori, dopo una parentesi doverosa che riguarda il nostro ruolo di istruttore in certe situazioni, cosa possono fare appunto i genitori, per essere utili ai propri figli? Cosa devono fare, per essere di supporto, anzichè divenire un problema? ESSERE FORTI. Sembra scontato dirlo, ma non lo è affatto, infatti esaminando le situazioni in cui un genitore interviene nei confronti del proprio figlio, notiamo che a venire meno, è quasi sempre la forza di carattere, di riflesso spesso, all'inadeguatezza delle risposte che l'atletino da in campo. Intanto ci tengo a sottolineare, che prima e dopo ogni partita, sarebbe bene far parlare il proprio figlio, e non fargli una disamina di tutto. Spesso il monologo di un genitore dopo una partita, termina con le critiche verso il proprio figlio: " Certo che tu fai sempre gli stessi errori, mi prometti che cambi, poi fai le stesse cose" oppure:" Si va beh, certo che li, dovevi fare questo e non quello che hai fatto tu, e poi non ti impergni abbastanza" e ancora:" il coach ti mette sempre coi più deboli, è chiaro che di più non puoi fare". Succede anche che il monologo anticipi la prestazione del figlio,prima ancora che la partita abbia inizio, imbrigliandolo in dubbi e insicurezze. Essere forti, in situazioni del genere, ci permette quanto meno, di ostacolare la fragilità che spesso abbiamo durante un  coinvolgimento emotivo, che ci pervade a tal punto, che smettiamo a volte di essere obiettivi, e quindi diciamo e facciamo quello che l'istinto ci spinge a dire e a fare. Essere forti, ci fa esaminare la situazione per quello che è, e ci permette di intervenire con moderazione, e soprattutto con saggezza. Il sorriso deve sempre accompagnare i nostri ragazzi in campo, e riprenderli alla fine, la frase che dico spesso a mio figlio prima di una partita, è:" divertiti e dai il massimo", e alla fine di ogni incontro, gli chiedo di raccontarmi le proprie sensazioni durante l'incontro, spesso inizia a parlare senza che debba chiedergli di farlo. Mi descrive gli avversari difficili, e gli errori commessi, al pari con le cose belle fatte, e io sto ad ascoltarlo fino a che non ha esaurito gli argomenti. Spero in qualche domanda per essere invitato a questa sua esperienza, e a volte succede, ma quando cio non accade, rimango buono buonino al mio posto, consapevole che il bagaglio del viaggio di mio figlio, si è arricchito di un altro elemento importante per lui. La frase che sintetizza la riflessione di oggi è:" Caro genitore, il tuo posto è sugli spalti, non dentro il campo, li c'è il coach, cerca di ricordarlo sempre per la crescita sana di tuo figlio".