COME SCEGLIERE UN PROGRAMMA COMUNE PER TUTTI I BAMBINI QUANDO IL GRUPPO E' ETEROGENEO?

06.02.2016 21:48

Ogni anno ad inizio stagione,succede sempre la stessa cosa, gli atletini del corso precedente si uniscono ai nuovi compagni, più grandi, più piccoli ma soprattutto che non hanno mai giocato a Minibasket. Il gruppo è nuovamente eterogeneo, quindi ha bisogno di essere " registrato" di nuovo. Abbiamo il problema  dei nuovi atletini, che dovranno iniziare esercitando i fondamentali di base in maniera progressiva partendo da zero, nello stesso tempo ci sono gli esperti, che dovranno invece poter continuare il proprio percorso iniziato nell'anno o negli anniprecedenti. Come si può gestire una situazione del genere? A chi diamo la precedenza? quale formula possiamo adottare che possa risolvere entrambi i problemi? Soprattutto esiste questa formula? Ho notato che nella maggior parte dei casi, ci fasciamo la testa ancor prima di sbatterla, perchè spesso questa nostra analisi derivante dall'esperienza, non viene nemmeno percepita dai bambini, dico così perchè mi è capitato spesso in passato, di vedere i nuovi gruppi partecipare con serenità e impegno ai giochi ridimensionati per i nuovi atletini, senza battere ciglio. Allora a farne le spese saranno sempre gli esperti? Non esattamente, quando affronto il problema ad inizio stagione, in genere approfitto del primo mese per "rinfrescare" se così si può dire, il lavoro dell'anno precedente, in questo periodo propongo dei giochi semplici, per cercare di inserire i nuovi (palleggio, passaggio e tiro a coppie a gruppi, in costante rotazione). Una tecnica che uso spesso, all'inizio della stagione, è anche quella di dividere il gruppo in due metà del campo, e per i primi venti minuti circa, mi occupo personalmente dei nuovi, lasciando il lavoro di "rispolvero" al mio assistente. Appena mi accorgo che il gioco con i nuovi procede in automatico, cambio con il mio assistente e vado a seguire il gruppo degli esperti, tornando però dai nuovi ogni volta che il gioco deve cambiare, e procedo così per tutti e venti i minuti. Il tipo di lavoro che faccio svolgere ai due gruppi è parallelo, ed è destinato a convergere nella stessa direzione. Lavorano su due piani diversi dal punto di vista delle difficoltà da risolvere, ma nel momento in cui riusnisco i gruppi, devono percepire entrambi un passaggio progressivo verso il gioco successivo. A questo punto il problema si sposta sui ritmi e sulla scorrevolezza dei giochi. Indubbiamente i nuovi e gli esperti si troveranno in difficoltà ad affrontare giochi comuni che prevedono precisione e rapidità, i primi non saranno reattivi come i secondi, ed entrambi proveranno disagio e frustrazione difronte al possibile fallimento della propria sessione. Essendo assolutamente necessario riuscire a fare in modo che i bambini convergano verso l'attività comune,uno dei metodi che uso, è essere presente con feedback individuale ad ogni routine, in modo tale da farli sentire compresi, e quindi far diminuire l'ansia da prestazione. Se per esempio il gruppo si confronta su una gara di passaggi, prima di iniziare, o appena si presenta un problema, fermo il gruppo in difficoltà, mi avvicino al bambino o ai bambini in questione e tolgo loro la responsabilità della precisione, dandogli così un pò più di tranquillità. Un'altra soluzione che adotto, è la tecnica di sdrammatizzare l'errore giocandoci su, spesso questo metodo funziona proprio perchè si rende il bambino  consapevole che si tratta del suo gioco, e non di un addestramento. Chiaramente non urlo mai ad un bambino in difficoltà, tengo sempre presente che se urlassi il suo problema prenderebbe la direzione opposta alla risoluzione, quindi, consapevole di non avere un gruppo di adulti, cerco di avere sempre con me complimenti e sorrisi, linguaggio universale che spinge un bambino a dare quasi sempre il meglio di se.Se come quest'anno, mi trovo a fare i conti con dei supercampioncini, che a nove anni giocano con disinvoltura applicando i fondamentali quasi come fanno i grandi, che spaziano e si muovono con competenza facendo palla dietro e sotto gamba con disinvoltura, e tirano già dalla distanza centrando quasi sempre il canestro,cerco di alzare loro l'asticella dandogli nello stesso gioco che faranno con i nuovi, obiettivi un pò più complicati, per esempio nel gioco dei passaggi che ho proposto oggi, per il quale ho formato gruppi di tre bambini, ai meno esperti ho dato come obiettivo riuscire a cambiarsi di posto, dopo ogni passaggio, mantenendo però la stessa distanza fra loro, agli esperti ho chiesto di fare il sottogamba con cambio di mano prima di passarsi la palla, e quindi di cambiare successivamente il posto. Con questi piccoli e semplici accorgimenti, ho scoperto, nel corso degli anni, che riesco ad ottenere molti risultati positivi, in risposta al problema iniziale delle differenze di competenza all'interno dei gruppi.