CONSAPEVOLEZZA E MINIBASKET

06.02.2016 21:51

Oggi il Minibasket si trova ad affrontare un cambiamento importante, molti esperti del settore, ma soprattutto istruttori nuovi, motivati e sensibili stanno apportando in maniera più o meno voluta delle modifiche epocali che caratterizzeranno i futuri giocatori di Basket in maniera secondo me, importante. Abbiamo detto molte volte quanto sia importante se non fondamentale il Minibasket di un certo livello, per migliorare la qualità del Basket, abbiamo detto molte volte di come un Minibasket fatto di attenzione al singolo, di cure sotto l'aspetto psicologico, prima ancora di quello tecnico, spinga poi il bambino a conseguire più risultati, e siamo tutti più o meno daccordo sul fatto che oggi il Minibasket è a tutti gli effetti un giocosport, finalizzato all'evoluzione del soggetto, sotto il profilo psicomotorio e cognitivo che deve servire soprattutto allo sviluppo delle abilità motorie che devono trasformarsi poi in speciali,allo sviluppo delle competenze, che evolveranno anch'esse in speciali, accettiamo anche il fatto che i fondamentali non possono essere acquisiti in maniera soddisfaciente, se prima non vengono raggiunti  questii su citati obiettivi. Quindi l'evoluzione del nostro bel gioco, è indubbiamente iniziata. Un aiuto sostanziale secondo me, sta arrivando anche dai genitori, che a differenza di un tempo, oggi si documentano di più, e spesso arrivano a capire se il proprio figlio stà ottenendo dei risultati o meno, e se la responsabilità è oppure no  dell'istruttore. Una differenza c'è anche nell'intervento di questi genitori che una volta, data l'inesperienza, non sentivano il bisogno di intervenire, oggi un istruttore poco attento al proprio mestiere, si trova a fare i conti con questi genitori che portano via i bambini dalla loro società e vanno in un'altra, alla ricerca della dimensione giusta per il proprio figlio. Personalmente ho notato che i miei gruppi, ogni anno si arricchiscono di bambini, con storie simili, di cambiamento per insoddisfazione, e inoltre, questi genitori portano i loro figli, dopo aver fatto un'analisi anche della mia società, durante l'anno precedente. La frase che ormai mi sono abituato a sentire, è: " Abbiamo visto il suo gruppo,in una partita, ci ha colpito molto l'insieme e la serenità, abbiamo pensato di iniziare la nostra esperienza con lei, veniamo da... ma non siamo rimasti molto soddisfatti, quindi...". E' capitato anche a me di perdere un bambino per responsabilità diretta, non si è infallibili, questo atletino sarà il mio rimpianto, perchè sicuramente non ho gestito la sua situazione nel modo corretto,anche se fino all'ultimo ero convinto di si. Oggi ho la sensazione che la mia inadeguatezza nei suoi confronti, non lo abbia portato a stare meglio, e che la sua nuova realtà,che conosco bene, non lo aiuterà più di come non abbia fatto io, quindi il mio rammarico è doppio, sapendo di non avere più l'occasione di rimediare, e di ricominciare ad essergli veramente utile, devo fare ammenda e cercare di non creare più situazioni di questo genere. Ma come possiamo fare a stare attenti a tutto? Cosa si deve fare veramente per evitare che un bambino rimanga indietro, che non ci si dimentichi di lui e dei suoi bisogni? Una soluzione la si potrebbe cercare nella propria vita privata, e cioè si potrebbe valutare con attenzione le differenze che abbiamo di comportamento quando ci relazioniamo sul lavoro con i colleghi, e quando invece siamo in famiglia, e facciamo lo stesso con i nostri cari, se facciamo attenzione, notiamo che le risorse emotive e caratteriali a cui attingiamo sono diverse. Sul lavoro siamo spesso propensi al confronto gerarchico, e il rapporto diretto con gli altri, non è dedito alla disponibilità cieca, le persone i colleghi o i clienti, vengono giudicati spesso con superficialità e distacco, e la conseguenza di tutto ciò diventa indubbiamente l'indifferenza e la costruzione di un rapporto freddo. In famiglia invece, soprattutto con i nostri figli, cerchiamo come possiamo, di renderci disponibili, di fare qualcosa che gli dia vantaggio soprattutto al loro futuro,siamo molto motivati a chiarire le incomprensioni, i loro difetti,cerchiamo di negarli,quanto meno di nasconderli all'evidenza, qualche volta li giustifichiamo anche, i limiti li sdrammatizziamo, e incoraggiamo le piccole e grandi qualità, le parole le spendiamo sempre misurandole e con dolcezza, siamo fisici (pacca sulla spalla, abbraccio, sorriso) per rincuorare se ci sono stati dei fallimenti, insomma siamo veramente bravi con  inostri cari, sensibili e disponibili, mentre al lavoro spesso diventiamo iene, e ci mettiamo sulla difensiva, le mie riflessioni sono due la prima è: " ma quando siamo prevenuti con una persona che non appartiene alla nostra sfera, siamo sicuri che non potremmo essere diversi con lei?" è l'altra riflessione è " quale dei due atteggiamenti dovrei utilizzare in palestra con i miei bambini?" Per non essere ipocriti, e cercare di crescere anche nel proprio percorso di educatori, bisogna riconoscere che nel nostro mondo i bambini vengono spessissimo trattati come nel primo caso, e il fatto che si tratti di bambini piccoli, fa negare a se stessi e agli altri che ciò stia realmente avvenendo. Ill risultato di questo tipo di rapporto, è proprio, scusate il gioco di parole, la mancanza della costruzione di un rapporto, che per un bambino è fondamentale durante la propria crescita, in palestra come a scuola e a casa. Essere pacati con i bambini, è quasi sempre l'unica cosa che si applica costantemente quasi dappertutto nel rapporto con loro,è palese a tutti che un bambino è indifeso e piccolo, e non ci è permesso di essere prepotenti con lui, di urlare, poi del resto paga, e quindi proprio non si può fare. La mia ultima provocazione stà a descrivere, quello che sicuramente accade nella testa di alcuni istruttori, che faticano a cercare dentro di se la giusta spinta per collocare il ruolo che hanno nella categoria delle " missioni", perchè fare l'interesse di tanti bambini, scavando nei bisogni di ognuno di loro, costa fatica, e richiede un notevole impegno fisico e psicologico, stare dietro alle emozioni che scappano, con tanti bambini, è come essere all'interno di una vasca con mille fori, guardarla mentre si svuota, e non fare niente, perche i buchi sono troppi, alla fine la vasca si svuoterà, e questi istruttori non avranno provato niente che potesse evitarlo. Il feedback che si può usare con tanti bambini, e che permette quasi sempre di gestire discretamente un  gruppo, è impegnarsi nel dire una parola, fare un gesto, oppure osservare qualcosa di fatto bene per poi ridirlo  all'interessato,che riguardi a rotazione ognuno di loro. Anche queste cose si possono allenare, e secondo me vannno allenate, per permetterci nel tempo una sempre migliore capacità di rapportarsi con tanti bambini tutti insieme. Abbandonare completamente i metodi anticquati, significa secondo me attrezzarsi anche in questo senso, imparare nuovi metodi educativi personali, esplorare le risorse che abbiamo in funzione di un rapporto sempre più costruttivo ed efficace,analizzare i vari aspetti del nostro metodo rivolto ai bambini, ricercando falle e difetti, tutto ciò equivale come a rimanere nella nostra vasca virtuale, piena di buchi, ma quasta volta cercando di aumentare le energie, e quindi l'impegno per far si che i buchi vengano continuamente e costantemente chiusi. Alla fine, non senza fatica, la vasca si sarà comunque svuotata un pò, ma sarà ancora piena di acqua.