IL CAMPIONE DEL FUTURO

06.02.2016 21:54

Il Basket! Che splendido sport, ci divertiamo a guardarlo, gli addetti ai lavori aggiornano anno dopo anno tutto il sistema con metodi di insegnamento nuovi, con tattiche originali, si fanno sempre più studi per capire il funzionamento del corpo di un'atleta, per poterne migliorare le proprie prestazioni. si stappano bottiglie di champagne per vittorie emozionanti, ci si sorprende nel vedere delle giocate meravigliose messe in atto da giovani talenti. Quante emozioni diverse tra loro, che ci sommergono. Ma qual'è il filo conduttore di tutte queste cose? cosa rende possibile tutto ciò? Pensiamo che il Basket nasca e viva grazie a se stesso? Io credo di no! Anzi sono convinto che, come per tutte quelle situazioni in cui si svolgono attenti e continui studi alla ricerca di possibili migliorie, serva riflettere bene su cosa veramente bisogna salvaguardare, e tenere maggiormente in considerazione, Il centro di tutto, la base di partenza di ogni studio, di ogni ricerca,dovrebbe partire da lui, da quello che secondo me è il protagonista assoluto e insindacabile, e cioè l'atleta. Accorpiamo per un istante il Minibasket al basket (per cercare di esprimere meglio il seguente concetto), e cerchiamo di riflettere insieme su alcuni passaggi e aspetti, che presenteranno poi il risultato del lavoro svolto da ognuno di noi. Prima parte del percorso; Il piccolo di 5/6 anni vuole giocare e il genitore lo iscrive ad un corso di Minibasket. Si inizia un percorso parallelo di aspettative a tre, l'istruttore, il genitore e il bambino. Primo anno Il genitore si proietta quasi sempre immediatamente nella dimensione del " Basket", osserva il proprio figlio, conta i canestri che fa, lo mette a confronto con gli altri bambini, e fa le sue valutazioni. Quasi sempre il suo trasporto è esclusivamente visivo, e cioè prende atto di ciò che fa il figlio se gioca con preponderanza rispetto agli altri oppure e timido e fatica a stare al passo degli altri,semplicemente ogni volta che il proprio bambino si confronta con gli altri,si affida alle emozioni e al suo istinto per capire se è il caso di gioire o di preoccuparsi, non c'è quasi mai una serenità spontanea, a meno che non si stia a guardare altrove. L'istruttore dal canto suo, rispolvera tutta quella serie di situazioni di gioco, che ormai conosce e gestisce a memoria, senza pensare che, come succede per i semi della pianta del peperoncino, e cioè che a furia di prenderli dai frutti che crea, alla fine creeranno piante non più piccanti, anche per i giochi avviene più o meno la stessa cosa, e cioè si rischia di perdere entusiasmo a forza di proporre le stesse cose, e alla fine si finisce per non trasmettere più emozione a se stessi e ai bambini. Accoglie con impegno i più intraprendenti, e spesso trascura quelli più in difficoltà (è ormai chiaro che dovrebbe essere il contrario). Alla fine dopo un pò di anni di Minibasket, tutti vogliono allenare. Frase celebre di istruttori avanti con gli anni: " Non ho più pazienza con i piccoli", quasi sfoggiando orgoglio nel dirlo. Io credo che il motivo prevalente sia che non ci si rinnovi, e quindi si diventa monotoni, e scontati, non si afferrano più le bellezze che ci sono  all'interno di un mucchio di bambini, perchè non si ha più la forza di lavorare con pazienza. ( Io sono un istruttore come si può dire, avanti con gli anni che si rinnova sempre, e ogni volta il mio entusiasmo si risveglia e viaggia a mille). Poi c'è il bambino, a chiudere questa triade, che dal canto suo, vuole giocare, avere una palla e cercare di raggiungere (per istinto) gli obiettivi creati da se o che gli vengono presentati dall'istruttore, primo fra tutti centrare il canestro. Questo è il punto di partenza del futuro atleta. Se analizziamo bene, i tre ruoli sono molto diversi tra loro, ma soprattutto non convergono sempre, certo non è facile, ed è per questo che qualche tempo fa ho iniziato un percorso formativo e costruttivo insieme ai genitori,( a volte scontrandomi, ma sempre con la convinzione che se un ruolo non è in linea con gli altri due, si rischia di fallire). Questa sintonia dovrebbe cominciare a funzionare, già dal primo istante in cui un bambino mette piede in una palestra, dovrebbe guidarlo per  tutta la durata del suo percorso, tenendo presente sempre, che il protagonista di oggi e di domani è soltanto lui. C'è poi un altro passaggio delicato, ed è quello, intorno ai 10/11 anni, in cui avvengono delle trasformazioni fisiologiche, dei cambiamenti di ambizione, e delle acquisizioni o consolidamento di consapevolezza da parte di tutti e tre , "protagonista e accompagnatori" di questo viaggio. Questo periodo è abbastanza delicato, perchè avvengono dei cambiamenti importantissimi; Il bambino smette solo di giocare, e inizia a dedicarsi attivamente ad un progetto per il futuro, lo fa sotto tanti aspetti, primo fra tutti mostrando un atteggiamento più da giocatore che non da bambino che gioca, il momento è delicato, perchè quello che fà, è una sorta di esplorazione, dettata dalla sicurezza nei propri mezzi però spesso l'incertezza è dietro l'angolo, pronta a rallentare questi suoi voli pindalici. Per paradosso, più si è forti, più si acquisisce una certa qualità e competenza, quando si è ancora piccoli, e più aumentano le incertezze, e i caLli emotivi sono sempre dietro l'angolo . Che il protagonista stia per spiccare il volo lo capiscono anche gli altri due, e spesso cambiano  atteggiamento, l'istruttore in base al tipo di qualità, finisce con il gestire opportunisticamente la propria attenzione e il proprio impegno, Il genitore ancora peggio, spessissimo comincia a fare progetti per il futuro, e se il bambino si trova in una squadra senza blasone, comincia a pensare alle società più adatte a proseguire  quel lavoro, dando per scontato che il percorso del proprio figlio deve avere una sterzata. Le regole tra l'altro, non invitano ad atteggiamenti opposti, perchè quello è anche l'anno in cui il bambino dovrà scegliere a chi legare per diversi anni il proprio nome, senza ripensamenti, quindi questo momento diventa secondo me determinante per la strutturazione definitiva del futuro atleta. Adesso mi faccio una domanda, e la rivolgo anche a voi; Quante volte un bambino di 10/11 anni, che si è trovato difronte ad un passaggio di questo tipo, è stato poi libero di decidere? A questa domanda credo possiamo rispondere sia come genitore, alcuni anche come istruttore, ma soprattutto per chi ha praticato sport,come atleta. Quasi mai, e a volte questi cambiamenti non tengono conto della cosa più importante e cioè del parere del bambino. Adesso possiamo nuovamente rimettere al proprio posto le due realtà, il Minibasket che stà per essere salutato dal bambino, con il suo arrivo nel mondo del Basket. Ora questo atletino è diventato grande, (è un bambino grande), ora vuole fare sul serio, (lui), il nuovo mondo lo affascina, sa cosa deve fare e non vede l'ora, Ci saranno dei nuovi compagni, ma questo è avvenuto anche negli anni del Minibasket, ci sarà un nuovo istruttore, che questa volta chiamerà Coach, qualcuno gli ha anche detto che da oggi non si scherza più, perchè il nuovo allenatore è uno che non scherza, e si arrabbia anche se non si fanno le cose che chiede. Poi ci saranno gli avversari, anche quelli non scherzano, sono tutti alti e bravi come me, qualcuno anche più bravo. Che accadrà? Ora la triade è cambiata, uno dei ruoli è stato sostituito dal nuovo allenatore, che succede ai riferimenti di questo bambino grande? (parliamo di 12/13 anni) Per una strana coincidenza, che francamente non mi sono mai spiegato, subito dopo il passaggio dal Minibasket al Basket, si diventa più severi e più esigenti, il bambino si sente come se il mondo all'improvviso gli diventi ostile, "L'allenatore sorride poco, i miei genitori mi criticano se non faccio bene la partita" ( ammetto che situazioni del genere avvengono anche nel Minibasket, solo che ci si vergogna un pò di più e non lo si fa quasi mai pubblicamente). Cosa succederà a questo bambino grande, quando una serie di situazioni snervanti lo cominceranno a perseguitare? Siamo sicuri che è arrivato il momento di smettere di insegnare,e  iniziare a trasmettere altro? Quanti di voi staranno dicendo, che non fanno così, ma riflettiamo bene, qual'è la frase più celebre appena si comincia a giocare a Basket? Ve la dico io; Mi raccomando RAGAZZI, adesso si comincia a fare sul serio, non è più Minibasket. Come pensiamo che arrivino queste informazioni ai Bambini grandi? Indolore forse? Se poi anche gli allenamenti diventeranno più intensi e faticosi, e se le possibilità di sbagliare si ridurranno, cosa succede ai Bambini grandi? Vi dico cosa penso io, e magari anche molti di voi la penseranno così, e cioè che il Minibasket, ma quello sano ovviamente dovrebbe finire realmente con l'under 13, e non con gli esordienti e per i due anni successivi, fino l'under 15, creerei una nuova realtà, e la chiamerei che so; "Passage Basket" Per dare modo ai ragazzi di crescere sul piano del carattere, un pò di più, alleviando loro le ansie dovute al passaggio drastico, fatto in un'età a volte ancora acerba, adattando alcune regole del Mini, per esempio a livello tattico, in modo tale che almeno il confronto fisico non sia ancora feroce. Il cartellino stesso, lo farei dopo l'under 13, per dare modo soprattutto ai genitori che spesso commettono l'ingenuità di spostare il proprio bambino per poi pentirsene, di riparare, senza limiti burocratici. Gli avvoltoi che infieriscono sui bambini di 10 anni, cercando di accaparrarsene i diritti per tempo, tarderebbero di un paio di anni, lasciando sereni gli atletini e i propri genitori. Insomma, credo che anche se questa idea è pazzesca, potrebbe se applicata garantire un pò di più un lavoro più sicuro ed efficace.