IL PROBLEMA DEI GREGARI NEL MINIBASKET

06.02.2016 21:50

L'interrogativo di un genitore dopo una partita nella quale era coinvolto il proprio atletino, mi ha dato lo spunto per questa nuova riflessione. In alcuni gruppi di Minibasket, a causa della  eterogeneità, riguardo il livello di competenze acquisite dagli atletini, succede spesso che certi bambini finiscono per ricoprire il ruolo di gregario. Gregario significa: "Passivo, subordinato", chi si aggrega e segue le direttive di altri". Spessissimo gli istruttori vogliono che nella squadra le cose funzionino, e per questo danno compiti specifici in funzione dei bisogni della squadra. Questo va esattamente contro ogni principio di formazione diretto al bambino, perche rispolvera qualla mentalità di tanti anni fa in cui chi era bravo giocava e migliorava, chi non lo era si arrendeva, perchè non era seguito e aiutato, semplicemente perchè non dava soddisfazione agonistica e di risultati alla squadra. Oggi gli esperti, la Federazione per prima, promuovono tutt'altro, e preparano i giovani istruttori soprattutto a questo, fanno ruotare tutto intorno alle esigenze del bambino, e li prepara a gestire i bisogni di esso sotto tanti profili, non per ultimo quello umano. Assisto spesso a partite nelle quali un giovane talento risolve da solo il problema comune della squadra di assicurarsi la vittoria di una partita. Quaranta punti su cinquanta sono i suoi, tutti lo acclamano, tutti lo esaltano, L'istruttore se ne compiace, dicendo a se stesso "Quello l'ho creato io" Ho assistito  all'intervento di un fisioterapista  prima di iniziare una partita intento ad alleviare il fastidio di una contrattura, l'ho visto arrivare di corsa dopo la chiamata di un istruttore, poco prima di una partita. Questi campioncini, quando commettono degli errori, vengono aiutati emotivamente con frasi del tipo "non ti preoccupare, non è successo niente", vengono applauditi e soprattutto vengono premiati verbalmente dall'istruttore ogni volta che termina la loro performance. Fin qui tutto ok, esemplare il comportamento di questi istruttori, la loro funzione della gestione emotiva e pratica di quel bambino è impeccabile, ma allora, direte voi, dov'è la falla? Semplice, che questo atteggiamento è riservato a lui solo e a nessun altro. Ecco che spuntano i gregari, cioè coloro che per caratteristica emotiva tendono a non fare più di tanto per se, hanno sempre la sensazione di dover lavorare in funzione di un compagno, la loro sudditanza diventa una costante psicologica della quale non riescono a fare a meno, la loro attenzione non si concentra su se stessi, ma sul lavoro che devono fare per essere al servizio del compagno, certo questo non avviene sistematicamente, non è proprio stabilito nero su bianco, come in un contratto, non si è spinti a deciderlo prima, avviene tutto per istinto appunto, quando si è in partita, la corrente dice "serviamo lui", e loro si adeguano istintivamente. Questa corrente è dettata soprattutto dalla rassegnazione, i bambini sanno riconoscere le preferenze del coach, e: "se io sono amico degli amici del capo, di conseguenza il capo è mio amico". Questi bambini che giocano partite su partite come gregari, finiranno quasi sicuramente per rallentare il proprio sviluppo, che deve invece basarsi principalmente sull'intraprendenza solo così esploreranno possibilità ed acquisiranno competenze, se il loro lavoro sarà accentrato invece soprattutto sul dovere di giocare per il compagno talentuoso, quest'ultimo avrà sempre il premio della finalizzazione, e della centralità all'interno del gruppo, e sulla pelle dei compagni solo a lui verranno così offerte quelle possibilità particolareggiate. Tutto questo toglie evidenti possibilità a tanti bambini che finiscono col rassegnarsi a gestire il proprio ruolo e a rallentare la propria crescita, soprattutto dal punto di vista della fiducia e dell'autostima,e sappiamo tutti quanto questi due elementi sono fondamentali per aiutare un bambino a crescere, la mancanza di uno solo di questi elementi, può "distruggere" un bambino. Un genitore ha notato che il proprio figlio (abbastanza talentuoso ) che si trova all'interno di un gruppo che ho iniziato a gestire quest'anno, viene spesso redarguito da me, per l'esagerato isolamento dal gruppo, (perchè di questo si tratta), quando prendendo palla all'interno della propria area, se ne va a concludere nel canestro avversario,(parliamo di bambini di 8-9-10 anni) e interpreta questi miei interventi credo come una forma di repressione rivolta all'intraprendenza del bambino, non riesce a vedere cosa c'è al di là del fosso, per ovvia mancanza di competenze, e si sente lui per primo a disagio nel vedere che le iniziative solitarie del proprio figlio,( che vede solo dal lato tecnico, e della soddisfazione) vengono arrestate puntualmente da me, e rimproverate.A lui e a tutti i genitori dei bambini che giocano molto bene tecnicamente, ma per motivi che non stò ad approfondire, sono protagonisti spesso solitari nelle partite della propria squadra, dico ATTENZIONE ! A vostro figlio stanno venendo meno quelle fondamentali esperienze legate al progresso sociale, e anche funzionale, il suo lavoro finalizzato a se stesso, lo stà privando di una preziosa attivazione di quella caratteristica necessaria alla crescita, che si chiama "UMILTA".Cosa si evince da questa riflessione? Qual'è lo straordinaria paradosso? Mentre alcuni genitori, si lamentano che l'istruttore fa giocare di più un bambino rispetto al proprio, percependo il problema della mancanza delle necessarie esperienze,i genitori di quelli talentuosi, si lamentano invece e sottolineano che se non fosse per il proprio figlio, la squadra non vincerebbe mai, giustificando la presenza maggiore del proprio atletino, e giustificando l'operato del coach, nella scelta del tempo in cui lo impiega. Tutto questo è il minibasket d'opportunismo, è il minibasket finalizzato al presente. Il Minibasket deve essere soprattutto "FUTURO", quindi il problema del presente dovrebbe essere legato esclusivamente alla formazione, e i giochi per raggiungere tale obiettivo, un'opportunità per tutti e non solo per alcuni, e  il paradosso appunto, a cui facevo riferimento prima, e che questa situazione non serve a nessuno, se non all'ego dell'istruttore, che vincerà più partite, mentre i suoi atletini le perderanno.Ho un'esperienza in tal proposito, da evidenziare, tre anni fà ho iniziato un gruppo, che oggi è davvero straordinario da questo punto di vista. Nella loro prima partita incontrarono un gruppo, che li demolì sul piano del gioco e del risultato, tant'è che quel gruppo di piccolini pianse e si sentì sconfitto in maniera esagerata. Ora come allora quel gruppo cha abbiamo avuto come avversario, viene impiegato con destrezza e ingegnosità in funzione del risultato. Il suo istruttore non ha ottenuto molti risultati indivisuali, sotto il profilo della crescita, tant'è che oggli dal punto di vista delle abilità motorie, speciali e delle competenze, quei bambini nulla potrebbero contro il mio gruppo, che è cresciuto tantissimo. Quando si gestisce un gruppo, prima di insegnare il Minibasket, secondo me, bisogna lavorare sulla costruzione modulare di questa entità, e i risultati si otterranno solo se si usano gli stessi parametri e si danno le stesse possibilità a tutti. Capisco quei genitori che hanno la sensazione che i propri figli rallentino, perchè abituati a vederli fare sempre e tanto, la sensazione è quella di vederli rallentare. A tutti coloro che avvertono questa sensazione dico: Non è così,attraverso un gruppo compatto all'interno del quale ci sono le stesse possibilità, dove nessuno si sente migliore o peggiore, si lavora per forza insieme, e l'unione, come recita una massima storica, fà sempre la forza. Sappiate aspettare e state vicini come potete ai metodi che valorizzano il gruppo, e vedrete che questa "Entità" diverrà formidabile, e con lei anche il vostro bambino.