LA COMUNITA' DEL MINIBASKET

06.02.2016 21:57

Il MiniBasket come tutti i "Giochi-sport" di squadra, per far si che tutto torni, ha bisogno di una serie di sinergie, situazioni cioè, che devono per forza di cose incontrarsi e agire insieme, un istruttore motivato, competente e sensibile, dei bambini sorridenti, società attente e vicine alle esigenze di tutti, insomma un serio e valido lavoro di "SQUADRA". Questo cocktail di intenti, garantisce quasi certamente il raggiungimento di ottimi risultati. L'istruttore può e deve programmare la propria stagione, in modo tale da potersi concentrare quasi esclusivamente sul lavoro che poi svolgeranno i suoi atletini, la società a sua volta, deve far fronte a tutte quelle necessità che dovranno poi permettere all'istruttore di operare con serenità, il bambino deve essere portato gradualmente a livelli di competenza e di divertimento tali da renderlo completamente sicuro di se mettendolo a proprio agio. Quante volte si è parlato delle sinergie o delle direzioni uniche per favorire gli obiettivi del MiniBasket, all'interno di una società o di un gruppo? Davvero tante, ma forse si è parlato poco o niente, dell'incontro concreto e funzionale che dovrebbe esserci da parte delle società che operano all'interno dello stesso quartiere, incontro che darebbe vita ad un'entità davvero importante, che potrebbe favorire davvero tutti. Si parla poco dell'ipocrisia che a volte c'è dietro alle parole oppure alle azioni di alcuni addetti ai lavori, ad esempio ognuno di noi, se ascoltato singolarmente, si descrive come istruttore attento, competente e soprattutto pieno di idee che favoriscono i bambini, se invece prendiamo in considerazione le risposte che diamo quando  qualcuno ci domanda un giudizio su questo o quell'istruttore, sembra che ci sia una epidemia di  istruttori egoisti,incompetenti, e scorretti. Come è possibile tale discrepanza tra ciò che pensiamo di noi, e quello che invece pensiamo degli altri? Forse è azzardato pensarlo, ma spesso mi sono chiesto, se il basket Italiano non stia soffrendo da qualche anno a questa parte proprio per una scarsa disponibilità a cooperare tra gli addetti ai lavori durante la formazione dei giovani atleti, del resto si sa che la cooperazione porta a risultati maggiori, e allora perchè non si comnincia proprio dal gradino più basso? Cioè dalla cooperazione reale di tutte le società all'interno dello stesso quartiere? Conosco diverse società che non collaborano più tra loro da ormai molto tempo, per motivi davvero futili, perchè queste società non provano a lasciarsi alle spalle il passato che è di poco conto, e non iniziano invece a collaborare nuovamente? Un quartiere, non potrebbe diventare una sorta di comunità a livello di organizzazione? non si potrebbero metter sul tavolo le esigenze comuni, cercando risposte adatte a tutti? Forse può sembrare una provocazione, ma secondo me le società che operano nello stesso quartiere,spesso diventano "Nemiche" o rivali,proprio a causa dell'approvvigionamento delle risorse, senza pensare che possano invece essere attuate strategie mirate a favorirle tutti. Il vero nemico della collaborazione, è proprio l'interesse economico, che spesso non fa riflettere, e ci spinge a guardare solo ai nostri interessi. Ma io sono convinto che il proprio interesse possa essere curato meglio collaborando costruttivamente con gli altri, TUTTI! E' un pò come avere del terreno incolto, che da soli non si riesce a seguire, e mangiarsi i pochi frutti dell'unico albero, pochi e mal curati, davanti a decine di altri abili ed esperti contadini, che a loro volta però possiedono anche loro un campo che non riescono a seguire. La "carestia" spingerebbe questi contadini a due scelte, o mangiarsi da soli i propri frutti, guardandosi le spalle dagli altri contadini, concentrando così le proprie energie a tutela delle proprie difese, oppure potrebbero scegliere di accordarsi serenamente e propositivamente tra loro, progettando insieme la riorganizzazione di tutta la terra trasformandola in una terra comune. Sicuramente i frutti aumenterebbero, e i contadini non dovrebbero guardarsi l'uno dall'altro sentendosi minacciati. Utopia allo stato puro? Oppure una concreta strada che si può intraprendere? Questa è la mia riflessione, che forse non avrà mai risposta, ma sicuramente troverebbe in me un contadino molto disponibile.