PICCOLI ATLETINI VESTITI DA ADULTI

06.02.2016 21:56

Quando ero piccolo, a circa 8-9 anni, mi ricordo che alcuni miei compagni, si comportavano da adulti, e non mi riferisco alle competenze che mettevano in mostra, bensì agli atteggiamenti che assumevano, sembravano  quelli di una persona adulta, ovviamente mi riferisco al gioco del Basket, non potrei dire se quel comportamento poi, si estendesse anche alla quotidianità, ricordo però, che per loro l'allenamento doveva essere duro, e che i giochi di situazione venivano visti come cose per "piccoletti". Certi giochi venivano puntualmente rifiutati da questi bambini, che a forza facevano la propria performance, l'entusiasmo durante la propria routine anche se il gioco di fatto era carino, mancava per preconcetto,per non parlare del dover interagire con  compagni meno esperti, o peggio ancora più piccoli. Questo loro atteggiamento, ai miei occhi, veniva letto come una grande qualità, in quei bambini, leggevo forza e determinazione, proprio quello a cui aspiravo fortemente. Oggi so che non è proprio così, o almeno non per tutti i casi. Oggi un bambino di otto anni, ed è stato confermato anche attraverso diversi studi,dovrebbe essere guidato ancora attraverso giochi di situazione, che riportano proprio a quel concetto tanto discusso, di stimolo e non di eccessiva frustrazione, di adattamento al problema attraverso il ragionamento libero, e non attraverso il comando preconfezionato,oggi un bambino sceglie tra varie soluzioni e opportunità come portare a termine la propria performance durante la maggior parte dei giochi, non segue più una linea direttiva scelta dall'istruttore come se fosse un compito con una soluzione sola e già scritta. L'istruttore stesso, quando il bambino non esegue al meglio il proprio esercizio,tende a renderlo consapevole di questo attraverso feedback interrogativi, non lo rimprovera più come spesso si usava una volta, condannandolo alla fine dell'esercizio, in maniera forte e scoraggiante. Il bambino che oggi riesce a vivere questa dimensione così in funzione di se stesso, secondo me rischia molto meno di diventare un bambino vestito da adulto. Cosa succede ad un bambino che vuole a tutti i costi passare di livello, e soprattutto cosa innesca questo bisogno? I motivi possono essere molteplici, e si possono individuare talmente tante cause, che si potrebbe scrivere un libro in tal proposito, ma io vorrei soffermarmi alle mie esperienze, e alle mie riflessioni, che sono scaturite dal forte bisogno di essere utile ai bambini anche sotto questo profilo, che non va assolutamente sottovalutato. Un bambino che gioca e che fa sport, ad un certo punto comincia ad evolvere e nasce in lui un obiettivo "dormiente", ho scelto di chiamarlo così proprio perchè si comporta come un virus, che finchè dorme non fa danni. Questo obiettivo, ovviamente, non è dannoso come un virus, ma può portare se attivato troppo presto, e soprattutto se gestito male da chi stà intorno al bambino che ne è "vittima", a conseguenze altrettanto spiacevoli. alcuni minigiocatori, ad un certo punto cominciano a "lavorare" e ad impegnarsi maggiormente, il bambino inizia ad avvertire una maggior sicurezza nei propri mezzi e a sentirsi di somigliare tanto ad un atleta adulto.Questa intraprendenza, unita all'acquisizione di nuove ed eccezionali competenze,  lo porta spesso al successo nei confronti dei propri coetanei, e questa nuova dimensione fa si che questo obiettivo "dormiente" e mi riferisco alla presa di coscienza di voler un giorno provare a diventare un giocatore professionista, comincia a svegliarsi. E' naturale vi viene di pensare, il bambino per sua natura sogna, e quando ha i mezzi, questi suoi sogni iniziano a prendere corpo, certo è così, ma solo in parte, perche un sogno è, e deve rimanere tale, al contrario se il bambino avverte la sensazione di avere già a portata di mano questi obiettivi, rischia di "spegnere lo schermo" sul quale va in onda il proprio sogno. Ecco allora che ad ogni lezione,in ogni gioco, in ogni confronto, alcuni bambini che si trovano in questa dimensione, iniziano a comportarsi in maniera diversa, ogni loro obiettivo nei giochi stessi, rischia di avere un risvolto diverso da quello formativo, ogni interazione con i compagni finisce per essere misurata con obiettivi riscritti da lui e che sono a volte lontani da quelli di cui hanno realmente bisogno. Cosa faccio io come istruttore per evitare questo? Penso quello che fanno molti istruttori, quando noto un bambino con tali caratteristiche, cerco di non farlo sentire superiore agli altri, non dandogli privilegi, e assumendo nei suoi confronti un atteggiamento normale, e non di sudditanza. Nelle situazioni di gruppo faccio attenzione agli eccessi determinati da troppa sicurezza (mi riferisco a gesti di egoismo, di dominanza e di superiorità), cercando di farlo stare sempre con i piedi per terra. So che non è facile tutto ciò, e a rendere ancora tutto più difficile, spesso ci si mettono anche i genitori accaniti e determinati, che stravedono per il proprio figlio a tal punto, da iniziare a dargli consigli che lo rinforzano emotivamente in maniera sbagliata, fino a fargli acquisire a volte senza nemmeno rendersene conto, un atteggiamento da egoista e finto leader. Quanti di voi, che state leggendo questo articolo,avete avuto esperienze simili, come istruttori, o come genitori, se analizziamo con attenzione  ci accorgiamo che casi come questi sono frequenti. Alla fine del percorso di ogni atletino che contribuisco a formare, sono solito fare un'analisi di tutta la strada percorsa insieme, in molti casi, quando ho avuto a che fare con bambini che si sono imbattuti in queste  situazioni, ho notato che subito dopo il Minibasket, un anno, massimo due di Basket e poi lasciano, la scusa è sempre la stessa, non ho più tempo. In alcuni casi la verità secondo me  è che quel sogno iniziato da bambino si è esaurito, e con esso anche la passione.  A questi bambini, si è dato tutto e troppo quando ancora non era il momento. Soprattutto a fare danni, è stata l'importanza data al giocatore, a spese di quella che invece doveva essere data al bambino, quando ancora non era il momento. Questa situazione creata da altri, e assolutamente non cercata dal bambino, secondo me è spesso la causa della fine del sogno. Genitori troppo determinati o istruttori poco attenti, che "guidano" un bambino verso una direzione per loro scontata, ottengono spesso esattamente l'opposto di quello che vogliono, facendo pagare al bambino il conto di tutto.